lunedì 23 aprile 2012

Abisso  (per non dimenticare)

Non riuscivo più a risalire
da quell’abisso profondo,
dal quel liquido ambrato,
inconsciamente annegavo felice

Dimentico di chi, al bordo,
cercava di afferrarmi, di salvarmi.
Ebbro di nebbia il mio cervello
cercava sempre più il fondo.

Nessuno stimolo, nessun urlo
entrava nella mia mente;
niente, solo il niente e l’oblio
di quel profondo buco.

Poi, una luce fioca iniziò
a penetrare nell’inferno,
un vento fresco a schiarire la nebbia
e una coscienza tardiva a svegliarsi.

Piano piano, giorno dopo giorno,
mese dopo mese, anno dopo anno
sono tornato a galla
asciutto dentro e fuori.

Come il bruco, sono diventato farfalla,
ho ritrovato il sole, la luce, l’amore.
Quanto tempo perduto, quanti anni
morti e persi per sempre.

Ci ripenso sempre oggi e  rivedo quella
lenta morte che sono riuscito a fermare.
Quella non vita che mi stava uccidendo
E mi chiedo,
perché?

Francesco 2/7/09

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